Pubblicato da: Elena Moglio | maggio 23, 2017

Disturbo ossessivo compulsivo: senza si può

foto Ilaria Iacoviello.jpg

 

Tra i disturbi d’ansia i DOC  ( disturbi ossessivo compulsivi) sono quelli più complessi e difficili da curare, in parte perché spesso nascosti da chi ne soffre e in parte per le caratteristiche stesse del disturbo.
Inizia sempre da un pensiero, distorto, minaccioso terrorizzante che per ragioni non ancora stabilite , diventa ricorrente e incessante nella mente.
I pensieri ossessivi sono accompagnati da emozioni sgradevoli, come disgusto, paura, dubbi , angoscia e lamentazione di non aver mai fatto la cosa giusta quindi il ripeterla sembra possa dare sollievo momentaneo.
Il pensiero tormenta e si ripete al punto che per riuscire a sopravvivere emotivamente alla paura la persona comincia a creare o rituali scaramantici ripetuti che possano tenere lontano il pericolo che ciò che temono possa avverarsi, oppure un serie di azioni ripetute che garantiscano la certezza di aver eseguito il compito in modo perfetto.
Molti hanno idee ossessive nei riguardi dell’igiene e delle malattie, per esempio il timore di infettarsi con siringhe, con sangue o toccando materiali sporchi, paura che riguarda anche il timore di infettare gli altri.
Altri temono di poter fare del male alle persone che amano diventando aggressive, di far del male ai propri bambini, di essere omosessuali . Il pensiero ossessivo , che in momenti di tranquillità viene anche riconosciuto come assurdo e senza fondamento nella realtà, nei momenti di ansia genera il bisogno incontrollato di seguire una serie di azioni in modo ripetitivo, come lavarsi le mani ripetutamente fino a provocarsi escoriazioni, magari contando ad alta voce il numero dei passaggi, oppure controllare più e più volte se le valvole del gas sono chiuse nel timore di provocare l’esplosione della casa, oppure contare ripetutamente le cose per la paura di averle perse, o ancora percorrere più e più volte la stessa strada per la paura di aver investito un pedone.
In genere le compulsioni che riguardano la pulizia, l’ordine, il conteggio , il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento al punto da essere messi in atto spesso anche in assenza di ossessioni e diventare uno stile di vita che può apparire bizzarro agli occhi degli altri, se non in qualche caso sintomo di squilibrio mentale , ma estremamente invalidante per chi ne soffre : spinti dalla spirale dell’ansia si sentono costretti a passare la maggiorpate del loro tempo dentro al sintomo senza entrare in relazione con il mondo che li circonda .
Le persone che soffrono di DOC in genere si vergognano sia dei loro pensieri che dei rituali che mettono in atto per cercare di domare la paura che questi pensieri generano.
Ne consegue che chi soffre di di queste forme d’ansia spesso arriva ad iniziare un percorso terapeutico in modo drammatico, quando i sintomi non sono più controllabili e i rituali occupano la maggiorparte della giornata, lasciando poco tempo ad una vita normale.
Il meccanismo della vergogna e la paura di essere giudicati pazzi innesca quindi un circolo vizioso volto a nascondere tutto ciò che provano , rischiando di far diventare la “tentata” soluzione il meccanismo che alimenta il disturbo stesso.
Le vie di terapia sono molteplici e come in molti altri disturbi d’ansia se seguiti e approfonditi portano alla completa soluzione del problema.
Ovviamente quando più la vita è strutturata attorno al sintomo e al suo presunto beneficio , tanto maggiore potrebbe essere il tempo di riequilibrio .
E’ quindi importante che chi soffre possa poter comunicare all’ambiente attorno la presenza di questi problemi, soprattutto quando si tratta di giovani adolescenti, tra i quali è il disturbo d’ansia più diffuso e taciuto.
Spesso vedo la vergogna nei loro occhi quando devono “confessarmi” la paura che li spinge a contare tutte le chiavi di casa, a rinchiudere vestiti nuovi in cantina , a contare il numero dei biscotti da mettere nel latte al mattino, a mettere ogni oggetto della scrivania in un rigido ordine ed orientamento.
Perché sanno e ne sono consapevoli che quel pensiero non è una semplice preoccupazione che riguarda la loro vita, ma un pensiero intrusivo spesso avulso dalla realtà che sanno già che verrà sminuito o deriso dagli amici, o potrebbe spaventare i genitori.
Tutto ciò porta questi pazienti a vivere nel silenzio il più possibile, convincendosi che nessuno può proteggerli tranne loro stessi gettandoli nella spirale infinita del sintomo.
La realtà è che con una giusta terapia cognitiva, con un allenamento alla gestione dell’ansia attraverso esercizi di autoipnosi e rilassamento si può tornare a vivere pienamente la propria libertà  e riappropriarsi della propria vita.

Non temere chiedi , informati parlane e avrai cominciato il tuo percorso di guarigione.

Dott.ssa Elena Moglio

 

grazie ad Ilaria Iacoviello per le immagini.

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Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 6, 2017

La separazione di mamma e papà : come dirlo ai bambini ?

Le separazioni come sappiano sono un dato tristemente in aumento.
Ma se la coppia coniugale, dopo lunghe e sofferte vicissitudine smette di esistere , quando ci sono i figli la coppia genitoriale continua ad esistere e quindi il conflitto che spesso accompagna la fine di una storia d’amore, deve essere gestito per poter garantire la continuità della serenità di vita che ogni bambino ha bisogno di avere per crescere e diventare un adulto solido e libero .
Per ciascun figlio infatti esiste ed esisterà per sempre un solo padre e una sola madre, non sostituibili sia affettivamente che come riferimento e modello.
E quindi nessun conflitto deve impedire il libero accesso emotivo del bambino a ciascuna figura genitoriale.
Ma purtroppo troppo spesso i bambini rimangono all’interno del conflitto coniugale e in nome del ” loro bene ” in realtà vengono strumentalizzati per affermare la propria ragione nei confronti dell’altro.
È importante quindi che la separazione avvenga in modo da essere consapevoli del fatto che il bambino sarà catapultato in una nuova realtà disgregata e che per poter essere vissuta ancora come rassicurante , ha bisogno di due genitori che sappiamo parlare , confortare e provvedere a lui in modo forte ed efficace, e quindi che sappiano mettere da parte risentimenti e paure proprie per pensare all’equilibrio del proprio bambino.
È in questo senso che per legge , la legge n. 54 del 2006 , il bambino viene affidato ad entrambe i genitori risultando quasi impossibile l’affido esclusivo se non in casi estremi per uno dei due genitori ( tossicodipendenze, sospetti di abuso, malattie psichiatriche gravi) .
Questo vuol dire per il legislatore che ciascuno dei due genitori deve garantire e facilitare nel bambino il libero legame all’altro sia materiale che emotivo.
Per potersi muovere quindi in modo equilibrato è necessario che presa la decisione, i due coniugi mettano da parte risentimenti e rabbia e declinino NELLA PRATICA la loro decisione nella nuova vita.
Cosa ovviamente non facile , visto che la rabbia è un sentimento che rende più semplice la rottura del legame.
La ristrutturazione della  vita  della famiglia in questa nuova forma deve necessariamente nascere da un dialogo a due senza interferenze delle famiglie d’origine o di potenziali altri compagni , perchè essa è la condivisione del futuro dei bambini di due adulti che un giorno hanno deciso di diventare genitori e che rivestiranno questo ruolo per tutta la loro vita.
Nella pratica si decideranno i giorni del papà e quelli della mamma, dove il genitore che non vive con il bimbo andrà ad abitare, come sarà la cameretta del bimbo, chi lo porterà a catechismo, al calcio o a danza, come trascorrerà i suoi Natali, compleanni, e magari la Comunione , quando vedrà i nonni…
Insomma tutto della sua nuova vita , che sarà diversa ma che deve sicuramente la certezza che l’amore e la protezione di ENTRAMBI i genitori non verranno mai a mancargli, ma soprattutto dve essere certo che nei momenti di difficoltà ENTRAMBI i genitori si uniranno al suo fianco per aiutarlo a crescere.
Solo quando queste convinzioni sono strutturate verranno comunicate da tutti e due i genitori insieme al bambino. Soffrirà ? Sicuramente , ma se mamma e papà sanno parlarsi e riescono ad essere ancora lo stesso riferimento genitoriale, a poco a poco questo dolore se ne andrà perché ogni bimbo viene rassicurato dal fatto che anche se doloroso i grandi sanno proteggerlo e amarlo.

Pubblicato da: Elena Moglio | novembre 21, 2016

Il cammino luminoso della psicoterapia

Arnold Lazarus, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, diceva che il paziente che decide di iniziare un percorso terapeutico è un eroe. Non è semplice mettersi in discussione e ammettere con se …

Sorgente: Il cammino luminoso della psicoterapia

Pubblicato da: Elena Moglio | novembre 21, 2016

Il cammino luminoso della psicoterapia

psicoterapiaArnold Lazarus, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, diceva che il paziente che decide di iniziare un percorso terapeutico è un eroe.
Non è semplice mettersi in discussione e ammettere con se stessi che devo operare un cambiamento, perché questa parola sottoindende spesso l’esistenza di un giudizio negativo degli altri, la paura di essere rifiutato.
In realtà noi costruiamo la nostra realtà momento per momento , anche se spesso pensiamo che sia la realtà ad interagire con noi.
Operiamo scelte costanti di fronte a ciò che ci circonda, scegliendo di percepire alcuni aspetti e abbandonandone altri.
La nostra mente seleziona costantemente gli aspetti della realtà da trattenere e quelli da lasciar andare e i criteri con cui opera questa scelta sono dati dalle nostre convinzioni , su chi sono io, chi sono gli altri e chi sono io in relazione agli altri.
L’idea che nasce da queste considerazioni è la nostra interpretazione della realtà e detta la scelta delle nostre azioni su di essa. E quindi detta la vita che viviamo , con le emozioni che proviamo.
Quando poi non riusciamo a trovare una giusta via emotiva alla soluzione della nostra vita , il nostro inconscio risponde attraverso il nostro corpo con sintomi.
Stranamente viviamo tutto questo come a di fuori del nostro potere e dal nostro controllo, e questo è alla base della nascita della nostra infelicità.
Ci abituiamo a credere che la ricerca della nostra felicità sia un processo che ci vede attori passivi.
Facciamo dipendere la nostra serenità da fattori esterni, e questo ci porta ad essere in balia degli eventi e delle persone.
Ma la felicità è un percorso, un processo attivo che richiede pratica, dedizione, costanza.

Ed inevitabilmente essendo un processo viene creato da azioni .
Le persone sono infelici perchè semplicemente è più semplice , anche se questo diminuisce la qualità della propria vita.
E’ più facile non cambiare azioni e modi di fare, più semplice dare la colpa a ciò che ci circonda piuttosto che alle nostre abitudini di comportamento e di pensiero.
Il percorso terapeutico diventa il giusto contenitore per creare la propria felicità attraverso il cambiamento.
Durante questo cammino la persona impara a conoscersi, impara ad avere un punto di vista di sé e delle proprie emozioni differente e a 360 gradi .
Impara ad essere consapevole di quali sono le cose che creano serenità , quali ingredienti la sua vita deve avere per essere una vita piena di serenità e non di paura.
La paura non può essere il criterio con cui scegliamo ciò che va bene per noi: paura di essere rifiutati, paura di essere giudicati , paura di perdere, paura di soffrire.
In realtà intraprendere un percorso terapeutico dona risorse per imparare a vivere senza paura, o meglio nonostante la paura.
Esso permette di apprendere come fare ad ascoltarsi, a capire la nostra realtà interna e cosa di questa realtà ci limita e cosa ci amplia verso la vita.
Insegna ad interessarsi di se e a legittimarsi come creatura che ha bisogni, sogni e valori.
Durante il percorso il terapeuta è uno specchio che restituisce l’immagine che tu proponi a te stesso, che mostra i nodi e ti insegna il cammino per imparare a scioglierli.
Ti insegna a non aver paura a guardare tutte le emozioni e i pensieri che ti rendono un essere limitato da se stesso.

Significa viversi in piena accettazione anche con le nostre imperfezioni scegliendo di stare dalla propria parte per risolvere conflitti che ti impediscono di scegliere la vita che veramente desideri.

E’ cosi che in un ambiente protetto, come il luogo della terapia , che si può imparare a non negare nulla di noi: quello che sentiamo sentiamo, quello che abbiamo fatto abbiamo fatto, quello che abbiamo detto abbiamo detto anche quando non ci siamo piaciuti. Solo accettando tutto di noi possiamo andare oltre e migliorare , perchè se rinneghiamo come possiamo imparare e correggere?
Il percorso terapeutico può portare alla felicità e al successo perchè apre orizzonti interiori che permettono di scoprire come di fronte ai passaggi della vita possiamo lavorare per migliorare noi stessi e non regredire dando la colpa agli altri, rinunciando o peggio ancora fuggendo. Perché la realtà è che si può fuggire da tutto e da tutti , ma non da se stessi.

I problemi non risolti e fuori dalla nostra consapevolezza continuano ad inseguirci, portandoci a scegliere comportamenti che ci restituiscono puntualmente la nostra infelicità.
Imparare a costruire una vita , che pur con i problemi e le difficoltà sia una vita felice, significa spesso decidere di percorrere il sentiero meno battuto, e farlo con gli argini guida del percorso terapeutico e più sicuro.

La via della felicità spesso implica far cadere la maschera o l’immagine costruita per accontentare le aspettative altrui.
“ Il benessere è un luccichio creato dall’accumularsi di molte importanti scelte di vita effettuate nel corso degli anni da una mente che non affonda nella presunzione o nell’ignoranza e da un cuore abbastanza sensibile da percepire le profondità dell’animo altrui e intuire i significati di gran parte delle situazioni” – GAIL SHEEY-

La felicità quindi diventa benessere psicologico che è uno stato profondo del nostro inconscio e un atteggiamento costruito nel tempo grazie alle esperienze che facciamo e al significato che impariamo a dare loro, e che crea un equilibrato senso delle cose che ci permette di affrontare le difficoltà e i problemi che inevitabilmente fanno parte della nostra vita.

Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 14, 2014

Step 3: costruisci l’obiettivo.

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A questo punto del percorso è importante che tu conosca nei dettagli la tua #meta.

Non puoi avere una vita piena e soddisfacente se non sai dove stai andando .

Le tue mete sono le pietre miliari che ti guidano verso la realizzazione della vita che desideri .

E alla meta ci si arriva attraverso obiettivi , cioè attraverso la definizione dei passi che devi compiere .

E per  raggiungerlo  sei costretto a  cercare risorse, a scoprire nuove qualità che rafforzano l’immagine che hai di te e l’immagine che vuoi avere di te stesso. Per questo oggi ti insegno come si #costruisce #un #obiettivo.

Ora prendi carta e penna e comincia a scrivere.

1-  L’obiettivo deve messo per iscritto in modo da materializzare il pensiero e renderlo un progetto. Definiscilo in poche parole ma chiaro e preciso. Leggilo almeno 3 volte al giorno per non dimenticare che ogni tua azione è finalizzata e va fatta con gioia. Condividilo con qualcuno che stimi, che creda in te e che capisca quello che stai facendo.

2-  Il tuo obiettivo deve essere realistico, deve essere congruo al tuo livello di sviluppo e deve corrispondere ai tuoi bisogni.

3-  Il tuo obiettivo deve essere flessibile e modificabile nelle caratteristiche a seconda di eventi esterni, non sempre prevedibili e quantificabili. Quando ci sono queste interferenze non sono ostacoli , ma anzi opportunità perché tu in modo creativo possa apportare i cambiamenti necessari ad arrivare alla tua meta senza retrocedere.

4-  Il tuo obiettivo deve essere concreto e misurabile. Lo devi definire  per iscritto nei più piccoli particolari anche attraverso le sensazioni che ti trasmette siano esse tattili, olfattive , visive. Se la tua meta non è definita non sarà mai un progetto ma solo un sogno, e tu non sarai in grado di produrre le energie e le risorse necessarie per concretizzarlo.

5-  Deve avvenire in un #tempo quantificabile. Predisporre un intervallo di tempo quantificabile entro il quale realizzare il tuo obiettivo ti permette di avere un modello a cui fare riferimento per calibrare se i tuoi passi avvengono nella giusta direzione e con la giusta forza.

6-  Devi fissare il tuo obiettivo in #anticipo. Sembrerebbe scontato ma non lo è : esso è l’esito della combinazione organizzata di sforzi creativi e successivi, se non fissi la meta in anticipo non puoi cominciare il progetto. Ma soprattutto è proprio il fatto di fissare il tuo obiettivo in anticipo che ti permette di dare alla tua vita una direzione significativa , importante piena di fuoco ed energia.

Hai diritto a raggiungere tutto ciò che desideri,

ma l’unico artefice sei tu .

Comincia ora !

Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 25, 2014

Successo : Step 2 : orientati verso il cambiamento

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Hai allenato il pensiero ? Starai già osservando gli effetti positivi.

Ora dobbiamo iniziare  il cambiamento allenando altri 3 aspetti fondamentali legati al tuo sogno :

 

La fede

 

 

La scelta

 

 

Il desiderio

 

Quando ti parlo di Fede intendo che solo tu puoi credere che il cambiamento della tua vita sia possibile ADESSO .

Nulla ti separa dal vedere realizzato nella tua vita ciò che desideri ma devi aver fede nella sua realizzazzione ancora prima che si manifesti nella realtà oggettiva.

Significa che nel momento in cui sai che la vita può riservati non solo di meglio ma tutto ciò che desideri , devi cominciare ad agire come se il sogno sia già nella tua vita.

Allora potrai relazionarti agli altri con più serenità, prendere tutte le  informazioni che sono utili per realizzarlo, capire quale strada percorrere, provare soddisfazione ed orgoglio .

Solo cosi COMINCI ad AGIRE in direzione del sogno e le emozioni cominciano  a cambiare .

 

Se le tue emozioni cambiano inevitabilmente cambiano le tue scelte.

Ogni vita è frutto di una serie scelte .

Siamo liberi di scegliere qualunque cosa nella nostra vita , quali parole dire, quale strada percorrere , a cosa dire no, cosa perseguire .

Ma non siamo liberi di scegliere le conseguenze.

Quindi se la tua vita è incompleta o infelice ora , è solo il frutto di tue scelte passate e come tale puoi cambiare la direzione oggi e renderla esattamente ciò che desideri, facendo scelte diverse.

La scelta quindi è la prima azione della tua nuova vita.

Il desiderio ardente è il carburante che ti sostiene in questo cambiamento.

Nessuno ti può fermare se davvero desideri cambiare ciò che non va nella tua vita . Sai che ci sarà un prezzo da pagare , ma sarà sempre un piccolo prezzo se desideri fortemente il tuo sogno. E’ allora che la tua vita diventa piena di passione..

Mi chiederai allora : se è così semplice perché non l’ho fatto prima ?

PERCHE’ HAI PAURA .

E’ naturale : la paura è l’emozione che frena , che rallenta ,che fa allontanare dal sogno.

Hai paura del cambiamento è ovvio : dietro al cambiamento c’è l’ignoto, tutto ciò che ancora non conosci. E allora ti dico di trasformare la paura in curiosità per tutto ciò che ancora non sai.

C’è la paura di essere criticato  che è fatale per il tuo desiderio di successo e realizzazione e distrugge la tua immaginazione.

In realtà non devi aver paura della critica. Quando essa è costruttiva può essere tesoro per la realizzazione del tuo sogno, puoi ottimizzare i tuoi sforzi.

Se arriva da chi non stimi, da chi ha paura per primo a vivere, da chi ha fallito e non ha il coraggio di ricominciare, deve essere ignorata semplicemente perché non ti serve.

 E infine la paura più importante : la paura di fallire.

E’ la paura che ti fa rinviare l’azione, è la paura che ti impedisce il primo passo del viaggio, è la paura che ti rende immobile, che ti fa creare mille giustificazioni e pretesti per rinunciare .

Ma pensa che per fallire  hai dovuto   comunque essere sulla strada .

Pensa stai facendo le prove generali, che forse non hai considerato tutti gli aspetti del tuo sogno , che forse  devi trovare altre risorse .

Non significa che non ce la farai mai,significa che non hai ancora trovato il modo giusto di realizzare il tuo sogno :

 

Chi non ha mai fallito in qualcosa

Probabilmente non mai avuto nessun successo.

E’ il tuo atteggiamento verso il fallimento che determina il tuo successo.

(H.Harris)

 

Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 18, 2014

Successo : Step 1 : allenare il pensiero

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Se hai deciso di cambiare la tua vita , ti starai chiedendo qual è il primo passo da fare.

Quante volte ti sei guardato allo specchio ? Eppure se ci pensi bene , quello che lo specchio riflette è solo l’immagine del tuo corpo e spesso non ti rappresenta nella tua parte più profonda.

Ma è proprio nella parte più profonda di te che risiede l’immagine di te stesso responsabile, che tu ci creda o no, del tuo successo e dei tuoi fallimenti.

Sono le idee profonde che hai su di te che generano le emozioni  alla base delle tue scelte di comportamento.

Se l’immagine che hai di te è limitata perchè basata sulle paure, sull’insicurezza , sul dubbio, sul dolore  tutte le tue esperienze di vita saranno filtrate da queste emozioni negative .

E così va da sé che un’immagine di sé basata sul coraggio, la fede, l’amore, il rispetto, la coerenza creerà emozioni positive e ti permetterà di dare un senso molto diverso alle esperienze che farai.

Se con pazienza e curiosità lavori ogni giorno sui tuoi pensieri e sull’immagine che hai di te , inevitabilmente i tuoi comportamenti e le tue scelte attireranno a te le esperienze e le emozioni che ti servono per arrivare al successo.

Cosa non devi fare più

 

–       Dare colpa a qualcun altro : non ti serve pensare che la vita , le persone o le situazioni siano responsabili dei tuoi fallimenti o di quelli che vivi come tali . portano lontano da te il potere di cambiare le situazioni che non ti piacciono.

–       Fuggire dai tuoi problemi: la tigre va sempre guardata negli occhi! Finchè fai finta che il problema non esista lui rimane, e soprattutto cresce..

–       Criticare il comportamento degli altri: se le tue critiche non sono costruttive non servono né a te né all’altro. Semplicemente ad ogni critica deve esserci una proposta se no è una perdita di energia.

–       Aspettare che gli altri decidano per te e risolvano i tuoi problemi : non sarai mai né maledetto né benedetto nei giudizi degli altri ma sei fermo , così non vai avanti.

–       Fingere che tutto vada bene : stai ingannando te stesso pensando di non cambiare mai nulla, cambiare significa migliorare in modo responsabile e autonomo.

Cosa devi fare sempre

 

–       Non mentirti

–      Sviluppa la tua capacità di creazione attraverso l’immaginazione ( e quando il progetto prende forma scrivilo in modo dettagliato)

–      Prendi del tempo per te : rilassati, rinnova la tua energia , trova il centro tra il tuo corpo e la tua mente con qualsiasi disciplina e pratica, purchè sia gratificante e gioiosa. ( hai presente quella che che avresti sempre voluto fare ?)

 

–       Coltiva tutto quanto di te è già vincente , anche se ti sembra poco , amplificalo in ogni momento del giorno .

 

–       Coltiva tutto quanto sai è una buona abitudine che rende il tuo corpo più forte.

 

–       Aspettati che la felicità sia un tuo diritto , la felicità spesso è nelle piccole cose e  nei momenti perfetti.

 

–       Non aver paura ad essere sempre te stesso senza paura di giudizio da parte degli altri : abituati al tuo personale pensiero e allenalo come diverso ma legittimo per te .

 

–       Non temere gli errori , sono la fonte della nostra saggezza.

 

–      Non temere il cambiamento : è inevitabile.

 

 

 

 

 

Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 12, 2014

Prime indicazioni di Viaggio verso il successo , si parte !

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La definizione più precisa di successo è che esso è la realizzazione continuata dei tuoi desideri, che sono tutti legittimi e perfetti per te.

Una volta che hai deciso di essere disposto a cambiare e avere una vita di successo, ti devi predisporre  a coltivare alcune importanti abilità in base a regole ben precise.

L’abilità più importante per avviarsi verso una vita di  successo è la disponibilità ad imparare in modo continuativo ed efficace .

Il successo va compreso a livello spirituale prima che materiale, in quanto il raggiungimento di un obiettivo è solo un mezzo non il fine.

Tutto ciò che ti impegni a fare per raggiungerlo, tutte le risorse che metti a disposizione è il vero fine.

Attraverso il raggiungimento della tua idea di successo ti concedi la meravigliosa esperienza di crescere e maturare su tutti i livelli.

Questo significa avere una vita piena e gratificante.

Il successo comincia dalla tua mente: per raggiungerlo, per vedere manifestata la tua idea di vita di successo la sua immagine deve sempre essere presente nella tua mente.

Allora non smettere mai di coltivare il tuo sogno, perfezionalo ogni giorno , coloralo con le tue emozioni, vivilo ogni istante come se fosse già realizzato, con la stessa profonda sensazione di completezza.

Devi essere perseverante, mai accontentarti  e sederti alle prime avvisaglie di riuscita e di gratificazioni.

Sarà il lavoro costante che ti permetterà di raggiungere ciò che desideri.

Allontana le persone insignificanti e mediocri dalla tua vita. In genere sono persone che sentendosi incomplete e non avendo compreso le proprie potenzialità rallentano il cammino degli altri.

Nessuno deve rallentarti , devi sempre cogliere il momento dell’azione giusta al momento giusto.

Il tuo successo personale dipende solo da te , dentro di te hai già tutto ciò che ti occorre per raggiungerlo, devi solo scoprire le tue risorse e sperimentarle.

Non aver paura di fallire : l’errore non esiste , esistono solo obiettivi non ancora raggiunti e percorsi da perfezionare , ricerche da fare e nuove cose da imparare dagli obiettivi non raggiunti.

Il primo a sapere quale sia il tuo valore sei tu : gli altri vedono solo quello che tu credi di te stesso.

Ma soprattutto non mollare mai : il tuo sogno non lo merita.

Bene non ti rimane altro che cominciare ..ADESSO.

 

 

Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 5, 2014

L’Infelicità è solo convinzione

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Prima di muovere qualunque passo verso il cambiamento, dobbiamo prendere consapevolezza di quali sono i nostri paradigmi.

La parola deriva dal greco e in ambito scientifico, viene comunemente usato per indicare un modello, una teoria, un sistema di percezione che funziona da riferimento.

In questo ambito, per paradigma intendiamo in generale il modo con cui noi percepiamo il mondo ,non in senso fisico ovviamente, ma nel senso di quelle convinzioni che ci permettono di percepire, comprendere, interpretare il mondo.

Ognuno di noi in testa ha moltissime mappe che per semplicità potremmo dividere in due categorie:

Mappe di come sono le cose ( mappe di realtà )

Mappe di come le cose dovrebbero essere ( mappe dei valori )

Tutto quello che annusiamo, vediamo, proviamo viene assorbito dalla nostra mente e interpretato attraverso la lente di queste mappe.

Ma le nostre convinzioni sono solo idee personali che abbiamo registrato a tal punto che diventano leggi per noi , senza nemmeno metterle in discussione per quanto riguarda la loro precisione, a volta non siamo nemmeno consapevoli di averle.

SEMPLICEMENTE PRESUMIAMO CHE IL MODO IN CUI VEDIAMO LE COSE SIA QUELLO GIUSTO.

Abbiamo indossato un paio di occhiali attraverso cui vediamo il mondo , lo interpretiamo e decidiamo se possiamo essere felici o no.

..e spesso cambiare vuol dire cominciare a pensare in modo diverso..

Nella frenesia dell’attimo non ci rediamo conto che i nostri paradigmi sono sottoposti a potentissimi condizionamenti , che non sono idee libere ma idee che fin dalla nascita sono sottoposte ad innumerevoli influenze: pensiamo solo a quanto le nostre esistenze siano state modellate dai credo religiosi, dalla scuola, dagli amici dai paradigmi sociali e non dimentichiamo la famiglia .Tutti ci hanno detto come essere, ci hanno restituito e spesso invitato a ricalcare il modello di persona che volevano che fossimo

Tutto questo ha esercitato su di noi il suo silenzioso impatto inconscio e contribuito a formare gli schemi mentali con cui produciamo e percepiamo gli eventi della nostra vita.

Noi vediamo il mondo non come  è ma come siamo abituati a vederlo. Essere obbiettivi nei confronti della realtà comporta un lavoro sulle nostre convinzioni, o meglio su quella parte delle nostre convinzioni che limita la nostra vita.

… senza paura facciamo un primo passo verso noi stessi.

Pubblicato da: Elena Moglio | gennaio 30, 2014

CHI SONO IO IN RELAZIONE AL MONDO ?

 

Noi viviamo in funzione della relazione con l’altro, nella relazione ci modelliamo, ci plasmiamo, otteniamo informazioni su di noi vitali per adattarci all’ambiente che ci circonda.

Ma è da questa relazione che spesso nasce la sofferenza e il dolore.

La paura principale con la quale veniamo a confrontarci è quella di essere giudicati inadeguati, incapaci e quindi rifiutati perché non in grado di affrontare la vita, i sentimenti le relazioni in modo equilibrato e armonioso.

Noi siamo programmati per stare con l’altro e gran parte della nostra identità si struttura nella capacità di comunicare con i propri simili che sono  nel gruppo e nei gruppi ai quali via via nella nostra vita , e spesso nostro malgrado , apparteniamo .

Anche chi si isola dal mondo sta comunicando qualcosa al mondo..

Quindi la comunicazione , tesa a ricevere e a dare stimoli , sensazioni , emozioni è lo strumento più importante per sentirsi parte di un gruppo e soprattutto per dare e ricevere accettazione e amore.

Quando non riesco ad ottenerlo nasce la sofferenza, il disagio, la paura, il senso di abbandono.

Il gruppo che sia la famiglia, i colleghi di lavoro, i compagni della palestra, i compagni di scuola, la compagnia degli amici,  il partito politico serve per sentirci più forti, per identificarci in alcune caratteristiche, per sentirci protetti da ciò che sentiamo diverso da noi .

Nasciamo e facciamo già parte di un gruppo la cui esistenza è vitale per il neonato : la famiglia , che sia biologica o adottiva.

E pensiamo a come l’amore sia il motore che giustifica ogni azione vitale del Gruppo verso il neonato  : nutrirlo, dargli un’identità, soddisfare i bisogni emotivi, farlo crescere come individuo libero in relazione agli altri.

Poi la nostra esperienza nella vita si espande nell’interazione con altri gruppi per allargare le nostra conoscenza , esplorando nuovi universi emotivi ,arricchendosi di nuove sensazioni  con la curiosità di sperimentare ed assimilare nuove caratteristiche di identità.

Ecco che il gruppo diventa un  campo di prova , in grado di restituirci come uno specchio tratti di nostra identità  in evoluzione.

Ogni gruppo è quindi potenzialmente in grado di farci crescere ed espandere , a seconda degli obiettivi che si prefigge e della nostra disponibilità ad apprendere e a sviluppare il nostro stile di personalità.

In una parola sperimentando il gruppo e i gruppi sviluppiamo la nostra identità.

Ne consegue che sempre nel gruppo , perdonatemi la ridondanza, sentendoci al sicuro possiamo anche lavorare ed allenarci a trasformare quei lati di noi che desideriamo modificare.

 

 

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