Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 12, 2008

Assertività

assertivita-e-autostima.jpg 

Newsletter Snami Rosa dott.ssa Maria Cristina Campanini
Assertività, autostima, gestione delle emozioni: parliamone con la Dott.ssa Elena Moglio, medico psicoterapeuta, specializzata in psicoterapia ipnotica e terapia della coppia.

Cos’è l’assertività, cosa significa avere un comportamento assertivo?

L’assertività ha un significato davvero molto ampio ed applicabile agli aspetti sociali, professionali e relazionali in genere; vuol dire essere chiare con se stesse circa i propri bisogni, le proprie aspettative desideri e necessità, anche se questo costa fatica e fa male e ci costringe a rivedere i rapporti relazionali. Questo può avvenire solamente nel momento in cui come persone ci diamo un valore, siamo consapevoli che abbiamo diritto ad essere ascoltate e a far partire la nostra vita da noi stesse e non dall’approvazione degli altri o dalla pseudo-accettazione. L’applicazione in campo professionale è evidente, dalla scelta del lavoro, alla negoziazione, al rapporto con colleghi, dipendenti, superiori.
Perché le donne spesso non sono capaci di “dire di no”?
Spesso dire di no significa per le donne la paura di non piacere o di sentirsi rifiutate, ma così facendo non delimitano il proprio territorio rendendo alla fine la loro presenza scontata e alleggerita rispetto al peso che dovrebbe avere rispetto a chi sta loro intorno.
Perché molte donne, nel lavoro o in famiglia, si sentono spesso sotto esame?
Per mancanza di fiducia in se stesse e nella propria capacità di dare un contributo positivo a qualunque relazione intraprendiamo, ma anche per riporre un eccesso fiducia negli altri legittimandoli come “altri” senza pensare che potrebbero avere un ruolo positivo e più costruttivo, una volta consapevoli dell’esistenza delle nostre necessità.
E’ per questo che risulta talora difficile l’affermazione delle proprie necessità e spesso avviene con modalità aggressive?
Direi di si. Bisogna imparare a riconoscere le proprie esigenze per riconoscere poi anche agli altri il diritto di essere se stessi, riconoscere la loro esigenze di esprimere se stessi anche in modo diverso da noi, il fatto che anche gli altri possono desiderare e avere obiettivi differenti dal nostro e comunque che sia legittimo per loro perseguirli, nel rispetto della nostra libertà ovviamente. E’ sempre una questione di rispetto, verso se stessi e verso gli altri.
Come può il nostro comportamento modificare in meglio  i rapporti relazionali?
La nostra disponibilità a gestire in modo costruttivo e positivo eventuali divergenze e discrepanze a livello di obiettivi, desideri, valori, passioni e paure può davvero trasformare le diversità in risorse della relazione anziché vincoli e ostacoli.

Allora è davvero utile essere assertivi?
Mettersi al centro del proprio mondo e diventarne protagonisti, può indebolire alcuni legami e rafforzarne altri. Saranno sicuramente indeboliti quei legami che sopravvivono grazie alla nostra arrendevolezza e passività, ma rafforzati quelli che invece chiedono e vogliono reciprocità e trasparenza per vivere. Perché essere assertivi significa sempre essere consapevoli del fatto che ci si assume appieno la responsabilità sia di ciò che si fa ma soprattutto delle conseguenze che le proprie azioni hanno su di noi e sugli altri. Se è vero che siamo sempre liberi di scegliere cose, comportamenti e vita, in realtà non siamo liberi di sceglierne le conseguenze. Essere assertivi spesso comporta dei costi iniziali ma benefici a lungo termine.

Che vantaggio può dare a una donna  un comportamento assertivo in ambito professionale e di carriera?
Il comportamento assertivo, in ambito professionale ancora una volta è dato da una buona dose personale di autostima. Ma questo spesso ancora non basta per riuscire ad affermarsi in un mondo lavorativo che è ancora molto maschile, le donne dovrebbero imparare la capacità di non dipendere eccessivamente dal giudizio dei colleghi , o superiori, cercando però di aver cura delle relazioni ,in modo che possa il più delle volte essere messo in pratica la comunicazioni assertiva e il comportamento proattivo, senza però che questo diventi un atteggiamento sacrificale che impedisce o allontana il raggiungimento dei propri obbiettivi.
E’ però vero che ancora oggi molte donne hanno un atteggiamento passivo, sia nei rapporti di lavoro che nelle relazioni familiari.
Certo: il comportamento di tipo passivo è di gran lunga quello più diffuso soprattutto fra le donne e soprattutto per condizionamenti sociali. Questo perché il comportamento passivo viene spesso associato ed insegnato fin da piccoli come buona educazione, o anche perché c’è un grande rinforzo sociale nei confronti di chi ha un comportamento passivo (com’è buona, è sempre disponibile, etc ) e anche perché spesso è una grande comodità evitare il conflitto lasciando agli altri il compito di fare.  La passività conduce però spesso a due conseguenze : la debolezza e lo squilibrio nelle relazioni.
Cioè?
Per debolezza intendiamo la condivisione solo parziale e tiepida, con distacco emotivo dalle situazioni dove la decisione è lasciata totalmente ad altri. Così si impara a dare poca importanza alle cose. Ovviamente in questa situazione è facile lasciare un potere incondizionato agli altri nel gestire i rapporti , altri che inevitabilmente dettano le regole implicite ed esplicite delle relazioni stesse. Inoltre sicuramente chi desidera il controllo della relazione apprezza questo comportamento, ma necessariamente chi assume un atteggiamento passivo finisce per essere vittima di se stesso all’interno della relazione stessa. E questo accade anche quando chi ha il potere della relazione non aspira a fare solo il proprio interesse.
Esistono dei vantaggi nell’ assumere un comportamento passivo ?
A breve termine si; si riduce l’ansia laddove il legittimo desiderio di esprimere i propri bisogni, desideri e punti di vista si associa al timore di entrare in conflitto con l’interlocutore o di perdere la sua stima, la sua attenzione o addirittura il suo amore.
Neutralizza il senso di colpa che in alcune situazioni si associa al fatto di avere un punto di vista diverso dall’interlocutore.
Ottiene una sorta di rinforzo sociale perché da sempre chi è disponibile verso gli altri , che mette gli altri al primo posto, trova l’accettazione spesso falsa e incondizionata degli altri ( premio relazionale ). Questo ancora di più per le donne perché il prodigarsi verso gli altri fa parte dell’immagine stereotipata della donna moglie e madre e lavoratrice perfetta e accudente. Il problema anche in ambito professionale è che la “brava” ragazza  disponibile e sempre pronta a dare una mano, sarà percepita come molto utile, ma resterà relegata spesso nelle retrovie perché l’eccessiva disponibilità è in genere associata all’idea di una persona poco autonoma.
E la passività a lungo termine?
Il comportamento passivo a lungo termine comporta rischi gravissimi per chi lo mette in atto: la squalifica progressiva come persona, professionista, genitore o partner, in quanto il non vedere mai realizzati i propri desideri impedisce di sentirsi protagonisti della propria vita. La  perdita di autostima e del senso di auto-efficacia personale, con conseguente senso di impotenza e totale perdita di controllo sulla propria esistenza. L’  inettitudine rispetto all’arte del vivere e alle relazioni , a causa del non prendere mai iniziativa, del non manifestare la propria opinione, rinunciando ad esprimere i propri bisogni. La  rabbia e frustrazione dati dal non vedere mai rispettati i propri punti di vista.  Il  rischio di esplosioni improvvise di aggressività. La possibile insorgenza di patologie fisiche ad origine psicosomatica . Il sistema mmunitari è profondamente legato alle nostre emozioni e questo fa sì che prolungate situazioni di passività si traducano in segnali confusi e patologici per il sistema che maggiormente è implicato nell’adattamento alla vita che ci circonda.
Chi vive o lavora con un soggetto passivo può avere la vita più semplice?
Assolutamente no.  Le ripercussioni sono anche a carico dell’interlocutore come disagio di dover sempre comprendere i bisogni dell’altro ed organizzarsi da solo la vita,  senso di colpa per la percezione di essersi indebitamente appropriato dello spazio dell’altro, successivi rapporti con l’altro meno sinceri e piacevoli, fino alla rottura della relazione per improvvisi scoppi di rabbia e aggressività che dal suo punto di vista sono inspiegabili.
Allora meglio essere aggressive!
Anche questo modello di comunicazione può essere scelto perché socialmente rinforzato, anche se questo in realtà nella nostra società è accettato per gli uomini e molto meno per le donne. Infatti l’uomo aggressivo passa per essere un uomo forte che non deve chiedere e che può alzare la voce per imporre ciò che vuole . La donna che alza la voce contravviene alle regole che disciplinano la femminilità e quindi è spesso sanzionata. La persona aggressiva ha come obiettivo quello di vincere ad ogni costo sugli altri e a discapito degli altri senza troppi problemi.
Ci sono vantaggi a breve termine nell’essere aggressive?
Il comportamento aggressivo ha benefici a breve termine:  riduce l’ansia che accompagna il timore di non riuscire ad ottenere ciò che si vorrebbe: tenere un atteggiamento aggressivo e forte dà illusione di invincibilità e di potere. Permette di avere la sensazione di avere tutto sotto controllo, dando l’illusione del controllo totale delle situazioni e delle persone. Favorisce il rinforzo sociale in quanto spesso si viene visti come persone decise, senza paura, che sanno come ottenere ciò che vogliono.
E alla lunga?
Per chi lo mette in atto  l’aggressività iniziale spesso porta a dire e a fare cose che non si sarebbe mai voluto dire o fare. Questo ha come conseguenza il fatto che spesso per il senso di colpa si deve chiedere scusa. Inoltre favorisce scarsa fiducia e stima negli altri visti sempre come potenziali nemici da combattere, tra le altre cose il fuggi-fuggi degli altri che alla fine lasciano soli, viene spesso interpretato dall’aggressivo come una conseguenza del loro atteggiamento quasi di rispetto non come scarsa qualità della disponibilità nella relazione. Prima o poi compare un senso di grande stanchezza e logoramento per la sensazione di dover portare tutto sulle proprie spalle, perché aggredire portando avanti situazioni difficili, cercando di prevedere le contromosse e difendersi su posizioni estreme, costa davvero tanta fatica. Si arriva a un lento e progressivo isolamento sociale, in una condizione di stress costante per la sensazione di essere in pericolo o non accettato, con il rischio di insorgenza di patologie e somatizzationi.

Ma perché le donne fanno tanta fatica a dominare le proprie emozioni? Questo può avere un impatto negativo anche sul lavoro?
Le donne fondamentalmente mancano di una dote, che diventa molto importante soprattutto nel mondo del lavoro che ha spesso ancora una matrice ed un’organizzazione di spazi e di tempi molto maschile: la capacità di negoziare negoziare per se stesse con il rsto dell’ambiente, erchè in realtà non dannoper scontato di essere “capaci” , perché dipendono spesso dall’accettazione degli altri, e di conseguenza perdono di vista il loro obiettivo, perché scambiano la comunicazione assertiva e la negoziazione con la necessità di essere aggressive e competitive, e comunque sono sempre alle prese con la paura fondamentale del giudizio maschile che poco ammira o conferma una donna assertiva.
Si può imparare ad essere assertive?
Ma certo! Bisogna  non mentire mai a se stesse ed essere sempre congrui con quello che si è si desidera e si ha bisogno. Bisogna cercare di veder rispettati i propri punti di vista e soprattutto vedersi rispettati per le persone che si è . Si deve avere il desiderio di essere se stesse e uscire allo scoperto, mettendosi in gioco e giocando fino alla fine. 
Si deve avere  la capacità di fidarsi degli altri e della loro capacità di scoprire un ruolo costruttivo nella relazione,  la disponibilità di riconoscere l’altro come un legittimo altro, a volte diverso da noi con ben precisi bisogni e desideri che spesso non sono i nostri, la capacità di gestire le divergenze in modo positivo e costruttivo.
E alla fine  questo percorso dove ci porta?
Ci porta a ritrovare noi stesse e ci impedisce di perderci. A essere contente di noi stesse e in armonia, essere vere anziché recitare un copione scritto da altri. Ci permette di rinforzare l’immagine di sé e il senso di identità personale (accentandosi come si è in genere con  pregi,  qualità ma anche limiti , si avranno sempre punti di forza ed energia per lavorare con semplicità con quelle parti di noi che invece chiedono aiuto ). Ci fornisce la soddisfazione di avere obiettivi raggiungerli e poi porsene degli altri, visto che gli obiettivi non sono il fine ma solo il mezzo per arrivare ad essere le persone che si vuole essere. Ci fa toccare con mano che essere chiari a positivi con sè e con gli altri , generalmente spinge gli altri ad esserlo con noi. Vivere sempre le relazioni in modo aperto ci mette nella situazione di essere libere e di godere appieno della persone che abbiamo accanto senza sprecare inutili energie nell’essere qualcosa che non siamo.
Quali sono le condizioni in cui per una donna è difficile essere assertiva?
L’assertività diventa di difficile attuazione quando sovverte la distribuzione del potere nella relazione, o va contro alcuni interessi fondamentali dell’interlocutore, quindi spesso nell’attività lavorativa.
Ovviamente tutto ciò non è possibile se non impariamo ad accrescere la nostra autostima, intendendo con ciò il fatto di partire in tutto ciò che facciamo da noi, perché per ciascuno di noi quello che siamo è la cosa più importante.
Cos’è l’autostima ? Nasce con noi oppure si crea?
Autostima vuol dire riconoscerci come persone che hanno un valore e non mettere mai in discussione la nostra importanza.
Diciamo che qualcuna è più fortunata e per storie di vita o esperienze ha l’opportunità in modo naturale di accrescere la propria autostima senza interventi esterni, forse è cresciuta all’interno di convinzioni e valori forti che le hanno dato la capacità di trasformare gli ostacoli in opportunità. Ma per molte di noi non è così. Imparare ad amarsi è a volte un percorso doloroso e faticoso ma non impossibile. Ogni nostra azione è sottoposta alla nostra valutazione . Questa valutazione avviene attraverso una griglia di interpretazione della realtà che in gran parte è formata dai nostri valori, talora limitanti perché in realtà sono valori tramandati.
Il problema parte da lontano.
Le griglie di giudizio  nell’infanzia ci permettono di avere un sistema guida di comportamento, ma talora limitano la vista e la capacità di valutare seriamente le nostre risorse e specialità . Quindi la prima causa è sicuramente la potenza ( e ci ritorniamo ancora) dei modelli trasmessi. Con tutto ciò sono un’estrema fautrice dell’importanza delle regole. Il problema dei vecchi modelli educativi era che spesso (e qui viene l’importanza dell’assertività) si confondeva la condanna dell’azione con la condanna dell’individuo . Un’azione sbagliata non fa una persona sbagliata. E questa non è una differenza di poca importanza.
Una persona assertiva ha quindi maggiori chances rispetto alle altre ? E’ destinata a soffrire di meno nel corso della sua vita di relazione?
Certo, una persona assertiva ha il diritto di decidere e valutare da sola ogni azione e pensiero assumendosene le responsabilità: la persona assertiva non si chiede è giusto o sbagliato ma: è bene per me ? E’ ciò che veramente voglio? E ovviamente sostiene il proprio punto di vista. Soprattutto per una donna è difficile sostenere se stessa quando l’interlocutore sminuisce idee e modi di essere.
Naturalmente gli altri hanno diritto ad esprimere giudizi, ma una volta che decidete che quelle che siete è quello che va bene per voi, non sono loro a dover decidere.
Ma spesso le donne si sentono responsabili di dover garantire il benessere a chi sta loro intorno.
E’ vero, ma il comportamento assertivo fornisce la capacità di valutare o decidere se si ha la responsabilità di dover trovare una soluzione per gli altri. E qui arriva il punto dolente per molte donne, perché in molte educazioni molte donne hanno rapidamente imparato a venir valutate proprio in base al fatto che si adoperano per il benessere degli altri. In realtà il nostro benessere arriva prima di ogni altra cosa e scegliere di aiutare qualcuno deve essere solo una scelta, in quanto ciascuno di noi (a parte i bambini) deve cercare da solo la propria felicità.
E’ vero che le donne in qualche modo si sentono più esposte ai condizionamenti sociali quali giudizio o approvazione degli altri rispetto agli uomini?
Si ma il comportamento assertivo permette l’auto-acquisizione di alcuni diritti fondamentali.  Il diritto a cambiare idea. Perché nulla è tanto immutabile quanto il cambiamento. Noi cambiamo e cambiando cambiano anche le nostre esigenze e desideri, così il nostro pensare e il nostro agire, quindi non c’è nulla di sbagliato nel dire cambio idea perché adesso per me è diverso. Il diritto di commettere errori ed esserne responsabili, di accettarsi come imperfetti. Un errore è tale solo se non ci si sofferma ad imparare, fa parte dell’apprendimento. Il diritto di dire non lo so e chiedere spiegazioni (spesso le donne hanno l’ansia di anticipare i desideri e i bisogni dell’altro anche quando non capiscono, perché solo così pensano di essere accettate completamente).
Il diritto di sentirsi liberi dal giudizio e dall’approvazione degli altri prima di entrare in relazione con loro.
Il diritto di seguire anche il proprio istinto e non averne paura, considerato che  la logica è spesso un insieme di regole esterne.

Concludiamo questa intervista con una frase di uno psicoterapeuta:

Purtroppo viviamo in una società, che sviluppa varie forme di finzione, che scoraggia la sincerità, avvantaggia una serie di inibizioni sociali, e , nel nome del tatto e del riguardo per il prossimo, mantiene una tradizione di falsità. All’interno di questa costruzione corrotta, alle donne viene dato il compito doppiamente difficile di partecipare abilmente a questi giochi sociali e, allo stesso tempo, di dover fingere un’assenza di bisogni spirituali.
(Arnol Lazarus ).

Annunci

Responses

  1. Gentile dott.sa, riporto le sue parole a proposito di assertività/autostima:
    “Le griglie di giudizio nell’infanzia ci permettono di avere un sistema guida di comportamento, ma talora limitano la vista e la capacità di valutare seriamente le nostre risorse e specialità”…
    Mi riconosco in una persona scarsamente assertiva e soprattutto poco dotata di autostima.. e mi chiedo: quali comportamenti-esempio dei genitori possono avermi plasmata così?

  2. Cara Valentina, non sono una psicologa, ma se ti può essere d’aiuto, anch’io sono una persona con poca autostima e spesso con scarsa fiducia nelle mie possibilità. La mia famiglia è stata ed è stupenda, ma riconosco che crescere respirando l’aria dell’insicurezza e della paura di sbagliare determini alla fine la sfiducia in noi stessi e in quello che la vita ci può offrire. Sono convinta però che nel momento in cui si diventa consapevoli di questo, si capisce che tutto in gran parte dipende da noi e allora è più facile cercare le soluzioni ai problemi non fuori ma dentro noi stessi, ci si danno alternative e nel complesso si va incontro agli eventi della vita con maggiore coraggio e ottimismo. 🙂 Marina


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: