Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 8, 2008

Paura e panico

Con i termini di paura, panico e fobie vengono descritte tante realtà psicologiche e comportamentali che spesso proprio per effetto delle diverse teorie di riferimento appaiono discordanti.
Dalle diverse scuole ed approcci sono state date tante definizioni tutte fondamentalmente corrette ma spesso riduttive nell’efficacia della risoluzione dei problemi del paziente. Soprattutto ognuna di queste teorie siano psicanalitiche, comportamentiste cognitiviste , sistemiche  e via dicendo approfondiscono una parte del problema  perdendo di vista l’insieme.
Se si utilizzano i principi della moderna epistemologia costruttivista  i problemi umani vengono invece visti come frutto della relazione del soggetto con la realtà e l’attenzione viene concentrata non tanto sul perché ma sul come il paziente percepisca la realtà attraverso una griglia di interpretazione della stessa che fa riferimento a  una serie di convinzioni, prospettive, strumenti conoscitivi, esperienze e valori maturati.
E’ questo insieme di percezioni di noi, del mondo e del nostro modo di metterci in relazione con il mondo che costituisce la rappresentazione della realtà che talvolta nel caso di persone che soffrono di un disturbo porta a risposte disfunzionali.
Quello che interessa durante il percorso terapeutico è come il problema si articola , come è vissuto dal paziente , quali sono le manovre strategiche dello stesso e dei famigliari che contribuiscono al mantenimento del sintomo.
Il tratto comune di questi pazienti è che il disturbo impedisce lo svolgimento delle comuni attività quotidiane liberi dal disturbo fobico o dalla paura.
Vorrei ora fare una precisazione importante dal punto di vista della terminologia : con questi pazienti non si parla mai di patologia ma di problema. Vedere e sentire l’insieme dei propri disturbi che possono essere così limitanti nella vita quotidiana come un problema e non una malattia permette di rendere implicito il concetto di soluzione .E’ una manovra questa che tende ad una ridefinizione dei disturbi con già una proprietà terapeutica per il suo effetto di depatologizzazione dei sintomi.

Quando si parla di un problema di tipo psicologico ci viene spontaneo chiedersi il perché questo si presenti.
Questo tipo di atteggiamento trova la sua radice in un atteggiamento di tipo mentale secolare sulla consequenzialità delle cose. Cioè ad un rapporto di tipo lineare tra causa ed effetto.
Da questo tipo di concezione appare naturale scoprire quale causa ha determinato un comportamento sia esso il trauma originario della psicanalisi o il condizionamento operante del comportamentismo.
Perciò si ritiene che sia sempre necessaria un’analisi del passato per poter comprendere il presente.
Questo tipo di modello epistemologico è superato da più di un secolo nell’ambito delle scienze fisiche e naturali. Basti pensare alla teoria della relatività di Einstein o al recente concetto di autopoiesi dei sistemi viventi di Varela e Maturana per avere esempi di come la scienza attuale abbia preso le distanza da un’epistemologia basata su di un concetto di causalità lineare per passare ad un concetto di causalità circolare.
In questo modo il processo assume una forma circolare di riverberazione mediante reciproche retroazioni.

Una volta cioè innescato un processo circolare non è più possibile prendere in considerazione un inizio ed una fine ma solo un sistema interdipendente di reciproca influenza tra tutti i fattori in gioco.
Il fenomeno deve quindi essere studiato nella sua globalità e non nel singolo fattore perché ogni variabile si esprime in funzione dell’influenza che sulle altre variabili.
Ne consegue che la somma delle singole parti non è più uguale all’insieme.
Quindi cercando di dare chiarimenti alla persona che chiede il perché dell’insorgenza di fenomeni fobici o di attacchi di panico si deve innanzitutto affermare che la conoscenza delle cause del disturbo non è determinante nella risoluzione del disturbo stesso. In altre parole al fine di portare il paziente alla totale risoluzione dei problemi fobici ossessivi è necessario concentrarsi nel qui e ora cercando di individuare quale sia il modello percettivo-reattivo della persona stessa.
Il cercare le cause del disturbo nel passato diventa un puro diletto intellettuale del resto poco scientifico nell’analisi.
Innanzitutto il resoconto mnemonico del paziente rimane sempre viziato e filtrato da una traduzione del ricordo mediata da convinzioni,idee ed emozioni rispetto al suo passato.
Inoltre a questa si deve aggiungere la seconda traduzione che viene inevitabilmente fatta dal terapeuta dalla sua formazione e dalle sue personali convinzioni.
Come si può immaginare questo distoglie dal vero problema psicologico distorcendo l’originaria realtà e costruendone un’altra che nasce dall’iterazione tra terapeuta e paziente.
Il problema si esprime nella irripetibilità di ogni esperienza umana che a sua volta deriva dall’unicità del singolo e nella peculiare relazione che ognuno di noi ha con sé stesso con il mondo che lo circonda. Questo fa sì che uno stesso evento sia vissuto in modo completamente diverso da diverse persone che sono il prodotto di esperienze a loro volta uniche .
Ritornando a noi  diventa importante passare dal quesito perché esiste al come funziona ovvero passare dall’analisi dei contenuti all’analisi dei processi.
Quindi quando si parla di paura panico e fobie durante il percorso terapeutico si fa riferimento alle modalità di insorgenza, a come si sviluppano, quante volte accadono.
Quindi cerchiamo di capire come i problemi fobici si formano e come gli stessi si mantengono e tendono ad aggravarsi.

Chi soffre di attacchi di panico si sente spesso isolato dal resto del mondo, che non può comprendere il disagio enorme provocato dalla paura. Allo stesso tempo i rituali che vengono piano piano a stratificarsi nel comportamento quotidiano , e che sono indispensabili per cercare di allontanare la paura stessa, installano il sentimento della vergogna nei confronti del mondo “normale” che ruota attorno.

In realtà si può uscire dal tunnel della paura e dell’angoscia tenendo sempre presente che i sintomi fanno parte di un disturbo emotivo e non “mentale” . Ognuno ha i propri tempi di apprendimento, le proprie motivazioni, le proprie convinzioni  che con un opportuno percorso possono elicitare nuove risposte e risorse magari fino a quel momento ignorate, che proprio il sintomo fa scoprire.

Bibliografia : Nardone – Paura, panico e fobie –

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