Pubblicato da: Elena Moglio | maggio 23, 2017

Disturbo ossessivo compulsivo: senza si può

foto Ilaria Iacoviello.jpg

 

Tra i disturbi d’ansia i DOC  ( disturbi ossessivo compulsivi) sono quelli più complessi e difficili da curare, in parte perché spesso nascosti da chi ne soffre e in parte per le caratteristiche stesse del disturbo.
Inizia sempre da un pensiero, distorto, minaccioso terrorizzante che per ragioni non ancora stabilite , diventa ricorrente e incessante nella mente.
I pensieri ossessivi sono accompagnati da emozioni sgradevoli, come disgusto, paura, dubbi , angoscia e lamentazione di non aver mai fatto la cosa giusta quindi il ripeterla sembra possa dare sollievo momentaneo.
Il pensiero tormenta e si ripete al punto che per riuscire a sopravvivere emotivamente alla paura la persona comincia a creare o rituali scaramantici ripetuti che possano tenere lontano il pericolo che ciò che temono possa avverarsi, oppure un serie di azioni ripetute che garantiscano la certezza di aver eseguito il compito in modo perfetto.
Molti hanno idee ossessive nei riguardi dell’igiene e delle malattie, per esempio il timore di infettarsi con siringhe, con sangue o toccando materiali sporchi, paura che riguarda anche il timore di infettare gli altri.
Altri temono di poter fare del male alle persone che amano diventando aggressive, di far del male ai propri bambini, di essere omosessuali . Il pensiero ossessivo , che in momenti di tranquillità viene anche riconosciuto come assurdo e senza fondamento nella realtà, nei momenti di ansia genera il bisogno incontrollato di seguire una serie di azioni in modo ripetitivo, come lavarsi le mani ripetutamente fino a provocarsi escoriazioni, magari contando ad alta voce il numero dei passaggi, oppure controllare più e più volte se le valvole del gas sono chiuse nel timore di provocare l’esplosione della casa, oppure contare ripetutamente le cose per la paura di averle perse, o ancora percorrere più e più volte la stessa strada per la paura di aver investito un pedone.
In genere le compulsioni che riguardano la pulizia, l’ordine, il conteggio , il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento al punto da essere messi in atto spesso anche in assenza di ossessioni e diventare uno stile di vita che può apparire bizzarro agli occhi degli altri, se non in qualche caso sintomo di squilibrio mentale , ma estremamente invalidante per chi ne soffre : spinti dalla spirale dell’ansia si sentono costretti a passare la maggiorpate del loro tempo dentro al sintomo senza entrare in relazione con il mondo che li circonda .
Le persone che soffrono di DOC in genere si vergognano sia dei loro pensieri che dei rituali che mettono in atto per cercare di domare la paura che questi pensieri generano.
Ne consegue che chi soffre di di queste forme d’ansia spesso arriva ad iniziare un percorso terapeutico in modo drammatico, quando i sintomi non sono più controllabili e i rituali occupano la maggiorparte della giornata, lasciando poco tempo ad una vita normale.
Il meccanismo della vergogna e la paura di essere giudicati pazzi innesca quindi un circolo vizioso volto a nascondere tutto ciò che provano , rischiando di far diventare la “tentata” soluzione il meccanismo che alimenta il disturbo stesso.
Le vie di terapia sono molteplici e come in molti altri disturbi d’ansia se seguiti e approfonditi portano alla completa soluzione del problema.
Ovviamente quando più la vita è strutturata attorno al sintomo e al suo presunto beneficio , tanto maggiore potrebbe essere il tempo di riequilibrio .
E’ quindi importante che chi soffre possa poter comunicare all’ambiente attorno la presenza di questi problemi, soprattutto quando si tratta di giovani adolescenti, tra i quali è il disturbo d’ansia più diffuso e taciuto.
Spesso vedo la vergogna nei loro occhi quando devono “confessarmi” la paura che li spinge a contare tutte le chiavi di casa, a rinchiudere vestiti nuovi in cantina , a contare il numero dei biscotti da mettere nel latte al mattino, a mettere ogni oggetto della scrivania in un rigido ordine ed orientamento.
Perché sanno e ne sono consapevoli che quel pensiero non è una semplice preoccupazione che riguarda la loro vita, ma un pensiero intrusivo spesso avulso dalla realtà che sanno già che verrà sminuito o deriso dagli amici, o potrebbe spaventare i genitori.
Tutto ciò porta questi pazienti a vivere nel silenzio il più possibile, convincendosi che nessuno può proteggerli tranne loro stessi gettandoli nella spirale infinita del sintomo.
La realtà è che con una giusta terapia cognitiva, con un allenamento alla gestione dell’ansia attraverso esercizi di autoipnosi e rilassamento si può tornare a vivere pienamente la propria libertà  e riappropriarsi della propria vita.

Non temere chiedi , informati parlane e avrai cominciato il tuo percorso di guarigione.

Dott.ssa Elena Moglio

 

grazie ad Ilaria Iacoviello per le immagini.

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