Pubblicato da: Elena Moglio | gennaio 29, 2014

La pratica del darsi obiettivi

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Spesso quando  chiedo : “quali sono i vostri obiettivi” mi sento rispondere “ci provo” ,“spero”,”vorrei”, in realtà gli spero e i vorrei bisogna lasciarli ai bambini….

Vivere senza un obiettivo significa vivere alla mercè del caso , come un turacciolo in balia delle onde, significa non avere punti di riferimento su quello che è giusto o meno tra le cose da fare, vivere in modo reattivo anziché attivo.

Avere uno scopo fa crescere perché implica il fatto di usare i nostri poteri per raggiungerli e ci costringe a spingerci in avanti infondendo energia alla nostra esistenza. Darsi un obiettivo vuol dire vivere produttivamente che è una delle cose necessarie per costruire il senso di competenza. I compiti che ci scegliamo devono essere sempre in rapporto ad una equilibrata immagine di sé. Ma non è il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti ad essere importante, ma il processo che mettiamo in atto per raggiungere l’obiettivo, le energie che impariamo a calibrare, le risorse che scopriamo di avere, la creatività che dobbiamo impegnare.. Per poter essere realizzati gli scopi devono essere formulati in modo chiaro e non generico: fare del mio meglio …non dice niente

– andrò in palestra 4 volte la settimana per mezz’ora

– incasserò xx per la fine dell’anno….solo in questo modo posso cominciare a muovermi monitorando i miei progressi paragonando le intenzioni con i risultati e nell’eventualità cambiare la mia tattica o la mia strategia. Darsi degli obiettivi significa porsi molte domande : cosa sto cercando di raggiungere? Come voglio raggiungerlo? Sto usando i mezzi giusti ? devo cambiare qualcosa di me o delle mie abitudini per essere più efficace? Devo avere qualche informazione in più ?

Quindi darsi obiettivi significa vivere in modo molto consapevole .

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Pubblicato da: Elena Moglio | gennaio 29, 2014

Stress: nostro compagno di vita

Stress: nostro compagno di vita.

Pubblicato da: Elena Moglio | aprile 10, 2009

Nasce Il CUORE DELLE DONNE

 

rose-1dott.ssa Elena Moglio

 

Il cuore delle donne

 

Strategie vincenti per le pari opportunità nella vita

 

  

 

Paderno Dugnano

Via Roma 122  20037

Milano

 

Spazio aperto dedicato al cuore delle donne :

          CHI SIAMO:

Un gruppo aperto di  donne al lavoro con se stesse, a confrontare , a confortare, a guarire ferite proprie e di altre in un  unico grande cerchio di energia  che accomuna e apre alla consapevolezza perchè capire è  l’ inizio del cambiamento.

Le donne spesso amano troppo e quando amano senza porre se stesse al centro uccidono il loro cuore.

Insieme si approndiscono nuove strategie di comunicazione assertiva, e quindi la possibilità di amare senza perdersi.

Ogni donna , ogni giorno inventa, crea vita e amore .E’ importante essere al centro della propria esistenza imparando a legittimare i nostri bisogni, creando nuove armonie  e benessere attorno a noi.

Il gruppo identifica gli stereotipi di genere a cui siamo ancora così profondamente legate nella determinazione delle nostre scelte spesso limitanti .Da qui  nasce la necessità di strutturare  una nuova immagine di sé.

 

QUANDO CI VEDIAMO:

Una volta al mese lo studio medico di Elena Moglio,  accoglie e dedica questo spazio alle donne e al miglioramento delle loro potenzialità. Per un’ora e mezza al mese sedute in cerchio come da sempre le donne si confortano, si ha possibilità di essere se stesse  con la certezza di essere comprese e accettate.

I NOSTRI OBIETTIVI 

          Conoscere  in un momento creativo, al meglio il  ritmo del nostro cuore  e imparare a controllare  le aritmie maligne.

          condividere insieme ad altre donne , l’anatomia del nostro modo d’amare

          imparare  strategie nuove per comunicare i nostri bisogni ed essere sempre registe positive della nostra vita.

          Imparare  che , proprio perché il cuore delle donne ha così grandi potenzialità, ha anche diritto d’amare senza soffrire troppo, perché non è vero che il grande amore esiste solo nell’impossibile.

          capire  che prima di tutto avere pari opportunità significa amare se stesse e non è totale accettazione  degli altri per allontanare la paura di rimanere sole.

          ritrovare  la confortante antica saggezza di confrontare con altre donne il proprio unico modo di essere nel mondo.

          Costo di ogni incontro : 30 euro

          Per informazioni contattare :

          Dott.ssa Elena Moglio Via Roma,122 Paderno Dugnano- tel.0291084118 -3337144936.

          e-mail: e.moglio@alice.it

          sito web https://elenamoglio.wordpress.com

 

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Pubblicato da: Elena Moglio | febbraio 12, 2009

Anatomia dell’amore al femminile

La comprensione come inizio del cambiamento.
 L’amore è oggi , spesso, un discorso di estrema solitudine . Solo le donne non si rassegnano a questo impoverimento e portano avanti in modo marginale e privato un discorso caldo e accogliente sull’amore.
 Platone scrive nel simposio che Socrate  dovendo affrontare un discorso sull’Eros manda a chiamare Diotima e affidò a lei , femmina e straniera , il compito di parlare dell’amore.
 In effetti ci è sempre stata riconosciuta una certa competenza in materia . Così dante nel Convivio dice “ …Donne ch’avete intelletto d’amore …” Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | ottobre 29, 2008

Stress: nostro compagno di vita

Cos’è  lo stress e perchè parlarne ?

#Stress significa in inglese INSISTERE ( logorando ).Stress è tutto ciò che ha il potere di influenzare negativamente la nostra vita ,tutto ciò che causa emozioni negative che a loro volta influenzano il buon funzionamento del nostro organismo.

Stress è un’abitudine, o il cercare di toglierla, è un pensiero, una# paura , un ritmo di vita, una preoccupazione, la mancanza di spazi liberi, il rumore e via dicendo. E questo anche se la qualità della nostra vita è decisamente migliorata e le cose di cui dovremmo essere davvero preoccupati sono veramente poche.
In realtà quindi quello che permette ad un’idea di diventare patologia e fare male è il modo con cui noi gestiamo o nei peggiori dei casi reagiamo allo stress.
L’uomo delle caverne aveva sicuramente una vita più stressata della nostra in termini di sopravvivenza. Quando una tigre sbarrava il cammino Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | luglio 22, 2008

La via del successo

Essere un uomo o una donna di successo non sempre corrisponde all’essere persone che conoscono la felicità  di essere semplicemente se stessi. Spesso quelli che i nostri paradigmi sociali definiscono persone di successo, sono in realtà persone affamate , affamate d’amore e di pace interiore, con pochi valori che scandiscano la loro percezione della realtà.
Chi non si sente un essere felice, spesso è una persona che ha delegato la responsabilità della propria vita a persone o contesti al di fuori di sé.
Uomini arrivati all’apice del successo professionale ma che vengono abbandonati dalla moglie, donne che iniziano mille diete per non farle mai, persone che scappano da relazioni stabili per la paura di confrontarsi. Io la chiamo la fiera dell’infelicità, dove spesso si è infelici solo perché… non si sa cosa è la felicità.

I problemi delle donne e degli uomini del nostro tempo sono problemi angosciosi che non si risolvono con poco prezzo o velocemente perché la soluzione comporta lo sviluppo della parte più profonda di noi, quella che le abitudini di pensare hanno spesso relegato nella percezione inconscia.
Dentro di me ho la teoria che gli attacchi di panico, la crisi del matrimonio, i nostri figli eternamente adolescenti, le nostre figlie che non rinunciano alla carriera, non siano altro che sintomi di una società in transito, da un’epoca in cui  era la società stessa profondamente religiosa che ritmava e scandiva a vita di ognuno ad una società in cui non ci sono regole ben precise, le regole devono formarsi, consolidarsi crescere dentro di noi, NOI SIAMO LA NOSTRA REGOLA.
E quindi partiamo da noi…. Ognuno di voi  è convinto di vedere qualcosa.

Eppure vi dico che qui oggi non c’è nessuna realtà assoluta ma infinite realtà almeno quanti siamo noi.
Mille motivi per cui siamo qui e che ciascuno di voi sentirà percepirà solo ciò che ritiene importante per lui o lei.
L’illusione in cui viviamo è che la nostra realtà Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 31, 2008

Anatomia della paura nell’attacco di panico

 La paura non è collegata a nessun trauma di tipo infantile così come altre forme di disagio psichico e comportamentale.
La teoria decisamente smentita è che ci sia un’origine biologica dei disordini fobici.
Secondo questa teoria gli attacchi di panico dipenderebbero da una disfunzione del locus coeruleus, così come i disturbi ossessivo-compulsivi dipenderebbero da mancanza di serotonina.
A parte il fatto che dare un’interpretazione di questo tipo significherebbe vedere un’organismo complesso come la mente umana solo da un punto di vista puramente fisiopatologico e quindi riduttivista, nello stesso tempo la terapia farmacologia avrebbe effetti risolutivi. Secondo questi studi la farmacologia pur essendo talvolta importante per rendere contattabile il paziente e ridurne l’ansia iniziale, non riesce mai ad essere risolutiva da sola sulla percezione del paziente stesso.

Un’altra convinzione decisamente smentita è quella che vede i pazienti predisposti all’insorgenza di paura e attacchi di panico come soggetti con fragilità psicologiche o che  provengano da famiglie iperprotettive o affettivamente deprivati.
Infine un’ipotesi non ritenuta valida dagli ultimi studi è quella di origine reflessologica meccanicistica.Secondo tale teoria l’attacco di panico deriverebbe con una relazione di causa effetto da stimoli spaventosi esperiti dal paziente precedentemente.
Invece dalla raccolta dell’anamnesi  la comparsa e il mantenimento dei sintomi appare isomorfa, cioè i gravi disturbi sono apparsi e si sono gradualmente complicati sulla base di dubbi e paure di sentirsi male che cominciano a balenare nella mente del soggetto senza nessuna causa apparente.
I pensieri in genere sono del tipo :”se mi sento male chi mi aiuterà ?, che figura faccio ? potrei stare male lontano da casa etc.” Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 8, 2008

Donne

Il blog comincia ad animarsi timidamente cominciano i primi commenti. E ovviamente ne sono felice, cominciare a scambiare opinioni diventa importante per il confronto. Magari non vi risponderò sempre lasciando che tra di voi possiate scambiare opinioni non “mediche psicoterapiche” .

Il vissuto di ciascuno di noi ci porta a fare scelte e generalmete pensiamo che ciò che ci accade nella vita e che ci rende tristi  dipenda dalla presenza o mancanza di doti più o meno fortunate che il fato ci ha regalato. Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 8, 2008

Paura e panico

Con i termini di paura, panico e fobie vengono descritte tante realtà psicologiche e comportamentali che spesso proprio per effetto delle diverse teorie di riferimento appaiono discordanti.
Dalle diverse scuole ed approcci sono state date tante definizioni tutte fondamentalmente corrette ma spesso riduttive nell’efficacia della risoluzione dei problemi del paziente. Soprattutto ognuna di queste teorie siano psicanalitiche, comportamentiste cognitiviste , sistemiche  e via dicendo approfondiscono una parte del problema  perdendo di vista l’insieme.
Se si utilizzano i principi della moderna epistemologia costruttivista  i problemi umani vengono invece visti come frutto della relazione del soggetto con la realtà e l’attenzione viene concentrata non tanto sul perché ma sul come il paziente percepisca la realtà attraverso una griglia di interpretazione della stessa che fa riferimento a  una serie di convinzioni, prospettive, strumenti conoscitivi, esperienze e valori maturati.
E’ questo insieme di percezioni di noi, del mondo e del nostro modo di metterci in relazione con il mondo che costituisce la rappresentazione della realtà che talvolta nel caso di persone che soffrono di un disturbo porta a risposte disfunzionali.
Quello che interessa durante il percorso terapeutico è come il problema si articola , come è vissuto dal paziente , quali sono le manovre strategiche dello stesso e dei famigliari che contribuiscono al mantenimento del sintomo.
Il tratto comune di questi pazienti è che il disturbo impedisce lo svolgimento delle comuni attività quotidiane liberi dal disturbo fobico o dalla paura. Continua a leggere…

Pubblicato da: Elena Moglio | marzo 3, 2008

Un approccio diverso al paziente neoplastico

Un approccio che comprende la cura del paziente nella sua totalità attraverso la comunicazione.
 

Nel 1978 l’oncologo O. Simonton e la moglie S. Matthews pubblicarono un piccolo libro Get Well Again.
In questo libro i due ricercatori , che si trovarono a lavorare con una casistica molto ampia di pazienti,  puntarono l’attenzione del mondo medico ufficiale sulla necessità di considerare la malattia neoplastica nei termini più globali di cura dell’individuo e non solo cura del problema fisico.
Si accorsero che stati emotivi e mentali avevano un’enorme peso non solo nella suscettibilità dell’insorgenza della malattia ma anche e soprattutto nella guarigione della malattia stessa.
Lo studio dei Simonton partì dall’osservazione che tra pazienti con uguale prognosi e uguali aspettative secondo la medicina ufficiale , alcuni , forse la maggior parte stando alle statistiche morivano, altri potevano vivere oltre le aspettative se non addirittura guarire. Continua a leggere…

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